Libretto: FELICE ROMANI
Atto secondoScena prima
I
Sala che mette alle stanze d'Imogene
CORO DI DONNE
Che rechi tu?
Non cessa ella dal pianto ancora? ecc.
ADELE
Meno agitata e oppressa
Sonno cercar sembrò.
Itene voi per ora;
Qui sola io veglierò, sì,
ecc.
DONNE, ADELE
Prolunghi il ciel pietoso
Il breve suo riposo:
Per lei sia pace,
Che desta aver non può, ecc.
Prolunghi il ciel pietoso
Il breve suo riposo:
Pace per lei sia questa,
Che desta aver non può, ecc.
… prolunghi il ciel.
Le damigelle si ritirano.
ADELE
Vieni; siam soli alfin,
Nell'atrio estremo scender potrem non
viste.
IMOGENE
per partire, reggendosi
appena
Ah! No, non posso.
È da terror percosso, sbigottito
il mio cor.
ADELE
Gualtier non parte, se te non vede.
Ei me'l giurò pur ora,
E vicina, tu il vedi, è già
l'aurora.
IMOGENE
Funesto passo è questo,
Spaventoso, me'l credi.
Eppur m'è forza compirlo,
E prevenir colpa maggiore.
Andiam.
Ma quel rumore! Alcun s'appressa.
ADELE
A queste soglie! In quest'ora sì
tarda!
Ah! Fuggi, è il Duca!
ERNESTO
ad Imogene che vuol
ritirarsi
Arresta.
II
Ad un cenno d'Ernesto,
Adele parte.
Ognor mi
fuggi!
Omai venuto è il tempo
Ch'io mi ti ponga al fianco,
E squarci il velo di cui
Ti copri del tuo sposo al guardo.
Morbo accusar bugiardo
Più del tuo duol non vale.
Egro è il tuo cuore, il tuo cuor
solo.
IMOGENE
Ah! Sì, d'affanno muoia. Lontana,
il sai,
Profonda e inesauribil fonte hanno I miei
mali.
Una famiglia oppressa, un genitore estinto…
ERNESTO
interrompendola
E un nodo, aggiungi, un detestato nodo,
E il non mai spento pel tuo Gualtiero
amor.
IMOGENE
Oh ciel! Che sento!
Che mai rimembri?
Ah, crudo! Ti basti ch'io son tua,
Che madre sono del figlio tuo;
Né ritentar mia piaga…
Ch'ella gema in segreto almen t'appaga.
ERNESTO
Tu m'apristi in cor ferita
Della tua più sanguinosa,
Sì, sì, della tua più
sanguinosa.
Tu m'apristi in cor ferita, ecc.
Empia madre, iniqua sposa,
Mal tu celi un cieco amor.
Tu l'apristi della tua più sanguinosa;
Empia madre, iniqua sposa, ecc.
… mal tu celi un cieco amor.
IMOGENE
Quando al padre io fui rapita
Quest'amor non era arcano;
No, no, quest'amor non era arcano:
Quando al padre, ecc.
Tu volesti la mia mano,
Né curasti avere il cor,
Né curasti avere, ecc.
ERNESTO
Oh! Furore! Oh furor!
E il vil Gualtiero ami,
ami dunque ed io t'ascolto!
L'ami dunque ed io t'ascolto!
L'ami? Parla, l'ami?
IMOGENE
Io l'amo, è vero:
Ma qual s'ama un uom sepolto;
Ma d'amor che non ha speme,
Che desìo, più non ha:
Col mio cor si strugge insieme,
Col mio cor insiem morrà,
Insiem, insiem morrà.
Ah!
Io sento: fra poco disciolta
Fia quest'alma dal
fragil suo velo:
E trovar le fia
dato nel cielo
Quel riposo che
in terra non ha, ecc.
ERNESTO
Ah! Io veggo:
per sempre m'è tolta
Ogni speme d'un
tenero affetto:
Non mi resta che
il tristo diletto
Di straziar chi
dolente mi fa,
non mi resta, ecc.
III
si presenta un
cavaliere che consegna un foglio ad Ernesto.
IMOGENE
(Ahimè! Che fia!)
ERNESTO
leggendo
Gualtiero in queste sponde!
IMOGENE
Cielo!
ERNESTO
Nella mia corte il malfattor s'asconde!
IMOGENE
Ah! No'l pensar…
ERNESTO
Oh rabbia! Che!
La sposa a lui parlò!
Empia! Empia sposa!
Che in man io l'abbia…
Parla, dov'è? Dov'è?
IMOGENE
No'l so.
ERNESTO
con fremito
Io… sì…
Io rinverrò.
IMOGENE
Ah! Fuggi, spietato, l'incontro
fatale;
Ignudo il pugnale sul capo ti sta, sì!
Di sangue assetato già cade, già
piomba;
Ah! Teco alla tomba il figlio trarrà.
ERNESTO
Al giusto suo fato un nume lo guida:
Che più ci divida barriera non
v'ha, no!
Trafitto, svenato, già cade, già
langue;
Col vile suo sangue il tuo scorrerà.
Al giusto suo fato
un nume lo guida, ecc.
IMOGENE
Ah! Fuggi, spietato,
l'incontro fatale, ecc.
Ah! Fuggi, spietato,
ecc.
ERNESTO
Col suo il tuo scorrerà,
ecc.
Ernesto si scioglie furiosamente da Imogene: essa lo segue smarrita.
Scena
seconda
I
Loggia nel Castello
di Caldora come nell'atto primo, L'alba è vicina.
GUALTIERO
Lasciami, forza umana non può
Cambiar mia voglia.
ITULBO
A morte esponi te stesso e I tuoi,
se indugi ancora, se fugge l'ora prefissa
dal feroce Ernesto.
GUALTIERO
Io nol pavento:
Alla vendetta io resto.
Ella sarà tremenda, se ricussa
Imogene
Udir l'estrema proposta mia.
Non replicar.
Stian pronti I nostri fidi al cenno:
A caro prezzo, se mi seconda Itulbo,
Venderem nostre vite a quel superbo.
ITULBO
La mia riposta io serbo all'ora del cimento.
GUALTIERO
Odo di passi incerto calpestio…
È dessa, è dessa… omai ti
scosta.
ITULBO
Addio.
II
Itulbo parte.
Imogene entra tutta agitata.
IMOGENE
Eccomi a te, Gualtiero, l'ultima volta
a te.
Sian brevi I detti tuoi, poiché
scoperto sei.
Parla: che brami?
GUALTIERO
Omai saper tu dêi.
Mi cerca Ernesto.
Offrirmi a lui degg'io.
Pronto è l'acciaro… Io vibro,
Se non mi segui.
IMOGENE
Oh! Che di' tu?
GUALTIERO
Due navi mi raggiunser de' miei.
Pugnar poss'io; pur vo' fuggir.
T'ama il crudele;
Ei provi di perderti l'affanno.
IMOGENE
Ah! No: giammai…
Son rea, Gualtiero, ed infelice assai.
Parti.
GUALTIERO
Non lo sperar.
Il mio destino qui m'incatena:
Qui vendetta o morte avrò fra poco.
IMOGENE
E speri tu?
GUALTIERO
L'ignoro.
Altro non so, che di te privo io moro.
Imogene vorria rispondere
e piange.
Gualtiero è
intenerito.
Vieni, vieni!
Cerchiam pei mari al nostor duol conforto,
Mio ben, mio ben, deh! Vieni.
Per noi tranquillo un porto
L'immenso mare avrà.
Mio ben, deh vieni,
Per noi un porto avrà, avrà,
L'immenso mare avrà, ecc.
IMOGENE
Taci, taci: rimorsi amari
Ci seguiran perl'onda,
Rimorsi amari ci seguiran per l'onda,
Ah! Mio ben, mio ben, deh! Taci:
Ah! Lido che a lor ci asconda
L'immenso mar non ha, ecc.
GUALTIERO
Crudele! E vuoi?
IMOGENE
Correggere l'error di cui siam rei.
GUALTIERO
E deggio dunque?
IMOGENE
Vivere e perdonar tu dêi,
e perdonar tu dêi.
GUALTIERO
Ah! Legge amara e barbara!
IMOGENE
Ma giusta. Addio.
GUALTIERO
Ah! Sentimi...
IMOGENE
Gualtiero…
ERNESTO
in fondo alla scena
(Gualtier!…
GUALTIERO
…ah! Imogene…
IMOGENE
…addio.
GUALTIERO
…ah! Per pietà, deh! Sentimi!
ERNESTO
È desso! Oh! Gioia! È in
mio poter.)
GUALTIERO
Cedo al destin orribile
Che d'ogni ben mi priva;
Me comandar ch'io viva
No, barbara, non puoi tu.
IMOGENE
Tutto è ad
un cor possibile
Quando lo guida
onore;
Del tuo destin maggiore
Ti renderà,
ti renderà virtù.
GUALTIERO
Cedo al destin orribile,
ecc.
ERNESTO
(Empi! Su voi terribile
il mio furor già
pende,
su voi, su voi già
pende.
Empi! Su voi terribile,
ecc.
… più spaventoso
ei scende
quanto frenato è
più, ecc.
IMOGENE
Tutto è ad
un cor possibile, ecc.
… ti renderà
virtù.
GUALTIERO
Cedo al destin orribile,
ecc.
… ch'io viva non
puoi, non puoi tu.
IMOGENE
Parti alfine: il tempo vola.
GUALTIERO
Ah! Un addio! Un addio!
ERNESTO
avanzandosi
L'estremo ei sia.
IMOGENE
Cielo!
GUALTIERO
arretrandosi
Ernesto!
IMOGENE
ponendosi in mezzo
Ah! Va: t'invola.
ERNESTO
Fuggi invano all'ira mia…
GUALTIERO
Io fuggir! Io! Io!
Furente, insano, ti cercai due lustri
Invano, né la sete del tuo sangue
Per due lustri in me scemò…
Esci meco.
ERNESTO
Sì, ti seguo.
IMOGENE
Ah! Pietade.
ERNESTO
Sangue io vo'.
GUALTIERO
Sangue io vo'.
IMOGENE
Ah! Pietade, ah!
Pietade,
Me reite, me soltanto,
per pietà.
ERNESTO
T'allontana…
GUALTIERO
T'allontana…
ERNESTO, GUALTIERO
Va, t'allontana,
è vano il pianto,
Ah, io vo' sangue,
vo' sangue, sangue il fato;
Ah, sei pur giunto,
o di bramato
Di vendetta e di
furor! ecc.
IMOGENE
…ferite me sola,
me sola,
ah! Ch'io perisca…
pietade, pietà,
ch'io perisca, io
sola, ecc.
Ah, dal cielo, ô
Sol, t'invola,
Nega il giorno a
tanto orror!
Ah! Me ferite, me
sola, ecc.
… nega il giorno
a tanto orror!
Gualtiero ed Ernesto partono.
Esce Adele colle
damigelle.
Imogene si getta
nelle sue braccia.
ADELE
Sventurata! Fa core… alle tue stanze riedi…
Ella non m'ode.
Pallida, fredda, muta, oh ciel!
Rimovi da queste mura
L'infortunio orrendo che ne minaccia!
IMOGENE
rinvenendo
Ove son io? Che intendo?
Cozzar di brandi… e voci di tumulto e
minaccia.
Ah ch'io divida, ch'io disarmi i crudeli.
ADELE
E vorresti?
IMOGENE
Separarli, o perir.
Invan m'arresti.
Parte correndo,
seguita de Adele.
Si sente sempre
rumor d'armi e di voci.
Atrio terreno
nel castello.
D'ambo I lati
passaggi che mettono alle sale; di fronte grandi arcate oltre le quali
vedesi l'esterno, con cascata d'acqua, su cui passa un ponte che conduce
al castello. Escono I guerrieri colle armi del Duca e ne formano un trofeo
di morte.
CORO damigelle,
cavalieri
Lasso! Perir così
Degl'anni suoi sul fior!
E per chi mai? Per chi?
Per man d'un traditor,
D'un vil pirata!
ADELE, DAMIGELLE
Oh! Sciagurato regno
Che perdi il tuo sostegno!
CORO damigelle, cavalieri
Ma tu per cui morì,
In sì funesto dì
Più sventurata!
i cavalieri giurano
vendetta sulle armi del Duca
Vendetta intiera, atroce,
Giurate ad una voce.
È vile, è senza onori,
Chi non persegue ognor
Il rio pirata.
Vendetta intiera!, ecc.
… giuriamo!
È vile chi non persegue, ecc.
Da una delle gallerie del fondo si avanza Gualtiero avvolto nel suo manto, in aria cupa e pensosa.
ADELE
Giusto ciel! Gualtiero!
DAMIGELLE, CAVALIERI
Gualtier! Ed osi mostrarti a noi?
CAVALIERI
Pera il fellon…
GUALTIERO
con voce imponente
Fermate.
Nessun s'appressi.
Uomo non v'ha che possa né spaventar,
Né disarmar Gualtiero.
Largo al partir sentiero
Apersi a miei seguaci,
All'ira vostra me volontario espongo.
Venicatevi alfin: il ferro depongo.
getta il ferro
ADELE, DAMIGELLE, CAVALIERI
Oh! Insano ardir!
GUALTIERO
La morte attendo senza tremar.
CAVALIERI
La merti!
DAMIGELLE, CAVALIERI
Eppur convien che t'oda in prima,
E ti condanni il pieno de Cavalier consiglio.
GUALTIERO
Ebben si aduni.
Potria fuggirvi ancora la vittima di mano
E a tutto osar capaci io conosco,
O guerrieri, I miei seguaci.
ad Adele
Tu vedrai
la sventurata
Che di pianto oggetto io resi,
Le dirai che s'io offesi
Pur la seppi, pur la seppi vendicar,
Le dirai, ecc.
Forse un dì, con me placata,
Leverà per me preghiera,
E verrà pietosa a sera
Sul mio sasso a lagrimar,
Sul mio sasso, ecc.
Odesi suono di trombe dalla Sala del Consiglio
ADELE, DAMIGELLE, CAVALIERI
Già s'aduna il gran consesso;
Vieni e pensa a discolparti.
GUALTIERO
Condannato da me stesso,
Io non penso che a morir.
ADELE, DAMIGELLE, CAVALIERI
Ah! Costretti a detestarti
Pur diam lode a tanto ardir,
Sì pur diam lode a tanto ardir,
ecc.
GUALTIERO
Ma non fia sempre odiata
La mia memoria, io spero:
Se fui spietato e fiero,
fui sventurato ancor...
E parlerà la tomba
Alle pietose genti
Die lunghi miei tormenti,
del mio tradito
amor, ecc.
ADELE, DAMIGELLE,
CAVALIERI
Ah! Parlerà
la tomba
De' tuoi misfatti
ancor! ecc.
parte coi cavalieri
ADELE
Udiste? È forza, amiche compianger
il
Crudel, gemere è forza. Un magnanimo
cor
Degenerato per avverso destin… Ma chi
S'appressa? La misera Imogene assorta
in suo dolor.
DAMIGELLE
Lassa! A che viene?
III
Qui esce Imogene
tenendo il figlio per mano. Ella è delirante. S'inoltra a lenti
passi, Guardando intorno smarrita. Ella piange. Le donzelle stanno da parte
osservandola e piangendo. Par che cerchi cosa nello spazio dell'aria. Segni
di contento; ricade nel dolore, s'inoltra più innanzi alla scena
con passi irregolari e lascia il figlio; questi cerca consolarla piangendo,
ma ella più non l'ode. Il figlio corre nelle braccia di Adele, e
tirandola verso la madre la prega di aiutarla. Adele lo stringe al cuore
piangendo, e s'avvicina ad Imogene, ma accorgendosi esser fuori di sé,
si trattiene pochi passi lontano.
IMOGENE
Ah! S'io potessi dissipar le nubi
Che m'aggravan la fronte!
È giorno, o sera?
Son io nelle mie case… o son sepolta?
ADELE
Lassa! Vaneggia.
Adele le si avvicina. Imogene al cominciar del motivo sforza la sua attenzione come sentisse cosa.
IMOGENE
prende Adele
Ascolta.
Geme l'aura d'intorno.
spaventata
Ecco, ecco l'ignuda deserta riva,
Ecco giacer trafitto al mio fianco un
guerrier…
Ma… non è questo, non è
questo Gualtiero.
È desso… Ernesto!
Ei parla...
Ei chiama il figlio...
Il figlio è salvo!
Io, io lo sottrassi ai colpi
De' malfattori… a lui si rechi.
Il vegga… l'abbracci e mi perdoni
Anzi ch'ei mora.
Le vien condotto il figlio; ella nol ravvisa in prima, ma in un tratto lo riconosce, e dopo averlo baciato più volte dice
Deh! Tu, innocente,
per me... per me l'implora.
Col sorriso
d'innocenza,
Collo sguardo dell'amore,
Di perdono e di clemenza,
deh! Favella, sì al genitor,
deh! Favella al genitor.
Digli, ah! Digli che respiri,
digli che sei libero per me,
che pietoso un guardo ei giri
a chi tanto, sì, a che tanto oprò,
per te oprò.
Odesi dalla Sala
del Consiglio un lugubre suono.
Spaventata, Imogene
lascia il figlio.
Qual suono
fatale echeggia, rimbomba?
Del giorno finale è questa la tromba?
Udite.
CORO cavalieri dalle
sale
Il consiglio condanna Gualtier!
IMOGENE
Gualtier! Oh periglio! Egli è prigionier!
Spezzate i suoi nodi, ch'ei fugga lasciate.
Che veggo?
Ai custodi in mano lo date.
CORO donne
Ah, no.
IMOGENE
Il palco funesto
Per lui s'innalzò.
ADELE, DONNE
Deh! Vieni: riparati
A stanze più chete;
Procura agli spiriti
Conforto e quiete.
IMOGENE
Il palco funesto
Per lui s'innalzò…
Ah! Sì.
Oh, Sole!
Ti vela
Di tenebre oscure;
Al guardo mi cela
La barbara scure.
Ma il sangue già gronda,
ma tutta m'inonda:
d'orror, d'affanno,
d'angoscia morrò.
ADELE, DONNE
Deh! Vieni: riparati
A stanza più chete, ecc.
(Al duol che l'opprime
più regger non sa.)
IMOGENE
Là… vedete… il palco funesto.
Ah! Oh Sole! Ti vela, ecc.
F I N E
| - | - | Atto primo | - | - | Atto secondo |
| Scena 1: |
|
pescatori, donne, Solitario | Scena 1: |
|
donne, Adele, Imogene |
| - |
|
Gualtiero, Solitario, Itulbo, coro | - |
|
Ernesto, Imogene |
| - |
|
Imogene, Itulbo, Adele | - |
|
Ernesto, Imogene |
| - |
|
Imogene, Adele | Scena 2: |
|
Gualtiero, Itulbo |
| - |
|
Gualtiero, Imogene, Itulbo, Adele, coro | - |
|
Imogene, Gualtiero, poi Ernesto |
| Scena 2: |
|
pirati, Itulbo | - |
|
Adele, donne, Imogene |
| - |
|
Imogene, Adele | Scena 3: |
|
damigelle, cavalieri, Adele |
| - |
|
Imogene, Gualtiero | - |
|
Gualtiero e detti |
| - |
|
Imogene, Adele | - |
|
Imogene, Adele, coro |
| Scena 3: |
|
guerrieri, Ernesto | - | - | - |
| - |
|
Ernesto, Imogene, Solitario, Itulbo, Gualtiero, coro | - | - | - |
| - |
|
Gualtiero, Ernesto, Imogene, Adele, Itulbo, Solitario, coro | - | - | - |